L’albero dei ricordi.

Ed eccolo lì. Io lo chiamo “L’albero dei ricordi”, onestamente non so perchè, ma quando lo guardo riesco a sentirmi meglio.
Lo piantai quando ero ancora bambino e da allora sta sempre lì ad ascoltare cosa ho da dirgli.
Certo, non può rispondermi, ma io so che mi capisce. I miei mi prendono per pazzo a volte, ma loro non possono capire il nostro legame.
Una mattina di domenica mi svegliò un rumore assordante e speravo non fosse ciò che pensavo, ma era proprio così, era il giardiniere, il signor Pino, con quella sua enorme motosega.
Scesi velocemente ancora in pigiama e cercai di ostacolarlo. Lui mi guardò sbalordito ed incredulo e mi disse: “Ragazzo, ti ammiro ma è solo un albero!”.
Io lo guardai dritto negli occhi e gli dissi: “Faresti mai tagliare in due il tuo migliore amico?”
Pino calò lo sguardo e se ne andò.
Giusy, la mia migliore amica, amava il mio albero. Se amarlo significasse tagliarlo per farci dei mobiletti, si! Lo amava davvero molto.
Guardo “l’albero dei ricordi” dalla mia finestra. E’ sempre aperta per poterci parlare e ricordore i bei momenti. Su di lui appesi la mia prima altalena e costruii una piccola casetta che si ruppe qualche anno dopo.
Quando torno da scuola lo guardo ed in qualche modo è come se mi salutasse, col suo modo di oscillare le foglie è come se dicesse “bentornato!”.
Una mattina, tornato da scuola, lo trovai lì per terra. Era stato tagliato. Lo guardai triste, ma subito mi venne un’idea.
Il giorno dopo chiamai un falegname del quartiere e mi feci fare un bel letto con il legno ricavato dall’albero. In questo modo tutte le sere oltre che condividere i miei pensieri, può condividere anche i miei sogni.

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