“The Wolf of Wall Street” è il libro che mi ha salvato la vita

Non sono un grande lettore.
Su questo argomento spesso discutiamo, io e mia mamma, che invece è una assidua lettrice.
Lei ha cercato di inculcarmi l’amore per la lettura, mi ha indirizzato su argomenti e storie che
secondo lei potevano catturare il mio interesse. Qualche volta c’è riuscita, ma il più delle volte è
stato fiato sprecato.
Scegliere un libro che mi ha salvato la vita è un argomento importante ed io che ho solo 17 anni
non mi sento ancora in grado di valutare cosa va salvato e cosa no.
Però…
Un paio di anni fa, ero solo in casa con la febbre e mi tenevo compagnia con Sky cinema. Mi piace
guardare film e quel giorno andò in onda, tra gli altri, un film di Martin Scorsese, “The Wolf of
Wall Street”. Leonardo di Caprio ne è protagonista, candidato a ben cinque premi Oscar
nell’edizione del 2014.
Ho cominciato a vederlo perché mi piace Di Caprio, ma poi il film mi ha preso più di quando
pensassi, è stata una illuminazione!
Così sono andato in libreria, ho prenotato una copia del libro, che dopo qualche giorno avevo sia in
copia cartacea sia in ebook.
La prima volta che l’ho letto ho impiegato tre giorni, poi l’ho riletto sul cellulare in formato
elettronico altre numerose volte e, lo ammetto, ho letto il libro anche in lingua originale!
Direi che già così basterebbe come imprinting di salvataggio.
ll lupo di Wall Street di Jordan Belfort è un romanzo autobiografico, stampato in prima edizione da
Rizzoli nel 2008. Belfort però l’ha scritto nel 1998 ed è diventato subito un bestseller mondiale.
Racconta la sua storia, la storia di un giovane broker americano, Jordan Belfort, che negli anni
Novanta, a soli 26 anni, è riuscito a scalare le vette del successo nel mondo della finanza, arrivando
a guadagnare cifre esorbitanti che gli hanno permesso di vivere nel lusso più sfrenato. Facendo suo
il motto “Non c’è nobiltà nella povertà”, Jordan si guadagna il nome di “Lupo di Wall Street”.
Diventa abilissimo nel truffare il prossimo, piccoli investitori ignari, che ancor oggi ne pagano le
conseguenze, perché da lui frodati e derubati. A New York, esattamente a Long Island, Jordan
fonda la “Stratton Oakmont”, la sua agenzia di brokeraggio, che in realtà altro non è che un centro
dove avviare investimenti illeciti. Ben presto, però, diventa schiavo della droga, che a dir poco
diviene il centro della sua vita, trasformandosi addirittura nella sua ossessione. Inizia così una lunga
spirale, che lo trascinerà sempre più in basso, aprendo una voragine nel suo essere uomo, che lo
condurrà ad una progressiva perdita della ragione, fino a rischiare la morte.
Belfort incarnerebbe l’eroe che si è creato da sé e ce l’ha fatta da solo, ma la corruzione che lo
circonda e che lui stesso incoraggia con così tanta superficialità, lo rende una sorta di diavolo con la
faccia da bravo ragazzo. Egli acquisisce il fascino del male. Jordan Belfort, protagonista di un
clamoroso caso di frode, viene braccato dall’FBI, che tuttavia, non trova subito le prove per
inchiodarlo. Alla fine, egli dovrà scontare ventidue mesi di detenzione e un periodo di riabilitazione
per tossicodipendenti, dopo avere dato la sua disponibilità a cooperare con la giustizia. Dotato di
una grande capacità oratoria, oggi, dopo aver pagato il suo debito, organizza seminari motivazionali
sulle strategie di business e sull’etica degli affari.
Questo il libro e la trama.
A me rimane il senso di potenza che questo uomo ha mostrato di possedere ma anche l’essenza del
male che lo ha pervaso.
Può un uomo che ha avuto tutto dalla vita, ricchezza, amore, figli, arrivare ad autodistruggersi?
Alla fine rimane un dubbio: il Lupo ha “morso” la vita per propria indole, oppure perché sopraffatto
da tutto ciò che gli stava intorno e, quindi, perché vittima della propria insicurezza?
Belfort, grazie al suo stile ironico, ha reso piacevoli le 582 pagine attraverso le quali si snoda Il lupo
di Wall Street ed io le ho lette tutte.
Mi ha infuso curiosità verso il mondo della Borsa, determinazione a raggiungere l’obiettivo
prefissato, la consapevolezza di non lasciarsi affascinare da soldi, potere e droghe perché logorano e
portano alla fine danni e guai soprattutto quando i soldi sono “molti, maledetti e subito”.
Mi ha lasciato il senso della rinascita e della possibilità di una seconda vita, che può avvenire solo
se si prende davvero coscienza del male arrecato agli altri.
E, infine, mi ha lasciato stampato in mente un soprannome: El Broker CR8.
P.S. Mi ha donato anche una maggiore sensibilità verso la lettura, che è ancora molto limitata, ma di
qualità!
RICCARDO PIOANTONIO COSTANZO

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